29 Ott CER termiche: è possibile condividere anche il calore?

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) permettono a cittadini, imprese ed enti di condividere energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Ma è possibile applicare lo stesso principio anche alla condivisione del calore? È questa la prospettiva delle cosiddette CER termiche, un modello ancora da definire sul piano normativo in Italia, che apre nuove riflessioni sul modo in cui produciamo e utilizziamo l’energia. Il tema riguarda soprattutto il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione di acqua calda sanitaria, consumi che hanno un peso importante nel fabbisogno energetico degli edifici. L’obiettivo è capire se tecnologie già disponibili, come pompe di calore, sistemi di accumulo e soluzioni per il recupero del calore di scarto, possano essere integrate in un modello di gestione locale dell’energia.
Parleremo di
- Perché estendere la condivisione energetica al calore?
- Il quadro normativo: cosa è previsto oggi?
- CER elettriche e termiche: differenze e possibili sinergie
- Fotovoltaico, pompe di calore e accumulo termico
- Governance e gestione: come potrebbe essere organizzato un modello integrato?
- Tariffazione del calore e benefici economici e ambientali
- Cosa serve per passare dalla prospettiva alla pratica?
Perché estendere la condivisione energetica al calore?
In Italia, lo sviluppo delle CER elettriche ha concentrato l’attenzione sulla produzione locale di energia rinnovabile, soprattutto attraverso il fotovoltaico. Il settore termico, però, rappresenta un’altra componente rilevante dei consumi energetici e della dipendenza dal gas naturale. Per questo si sta ragionando sulla possibilità di applicare una logica simile anche al calore, mettendo in relazione le risorse disponibili sul territorio con le esigenze di abitazioni, imprese ed edifici pubblici. Le tecnologie necessarie non sono necessariamente da inventare: pompe di calore, reti termiche e sistemi per recuperare energia dai processi produttivi esistono già. La sfida consiste piuttosto nel creare le condizioni normative, organizzative ed economiche per un loro eventuale utilizzo condiviso. Le CER termiche vanno quindi considerate come una prospettiva di evoluzione del sistema energetico, non come una configurazione già riconosciuta e incentivata in Italia alle stesse condizioni delle comunità elettriche.
Il quadro normativo: cosa è previsto oggi?
Il riferimento principale per le Comunità Energetiche Rinnovabili elettriche è il D.Lgs. 199/2021, che ha recepito la direttiva europea RED II. Per queste configurazioni esiste un quadro normativo che disciplina la condivisione dell’energia elettrica e l’accesso ai meccanismi gestiti dal GSE. Per le cosiddette CER termiche, invece, non esiste una disciplina equivalente che definisca uno specifico soggetto giuridico con diritti, obblighi e incentivi dedicati alla condivisione del calore. Un riferimento importante per l’evoluzione del settore è la Direttiva UE 2023/1791 sull’efficienza energetica, che affronta la pianificazione del riscaldamento e raffrescamento e l’efficienza delle reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, includendo il tema del recupero del calore di scarto. Il recepimento e l’attuazione di queste disposizioni possono contribuire a creare condizioni favorevoli per una maggiore valorizzazione delle risorse termiche. Resta però necessario distinguere gli obblighi previsti dalla normativa europea dalle ipotesi di sviluppo delle CER termiche: non esiste ancora un sistema organico di condivisione e incentivazione del calore equivalente a quello elettrico.
CER elettriche e termiche: differenze e possibili sinergie
La differenza principale riguarda il tipo di energia coinvolta. Nelle CER elettriche, l’energia rinnovabile viene condivisa virtualmente attraverso la rete elettrica pubblica, secondo le regole previste dalla normativa. Nell’ipotesi di una comunità termica, invece, il calore potrebbe essere prodotto e distribuito localmente attraverso sistemi di prossimità o reti termiche, coinvolgendo più utilizzatori. Cambierebbero quindi le infrastrutture da realizzare, le modalità di gestione e i rapporti economici tra i partecipanti. Anche il sistema di incentivazione sarebbe differente: la tariffa riconosciuta dal GSE per l’energia elettrica condivisa non si estende automaticamente al calore. Esistono strumenti di sostegno per specifici investimenti in efficienza energetica e tecnologie termiche, ma non equivalgono a un incentivo dedicato alla condivisione del calore. Le due dimensioni potrebbero essere complementari: una CER elettrica potrebbe costituire la base per valutare come utilizzare la produzione rinnovabile anche per i fabbisogni termici, senza che questo implichi l’esistenza di una CER termica già riconosciuta.
Fotovoltaico, pompe di calore e accumulo termico
Una delle prospettive più interessanti riguarda l’integrazione tra fotovoltaico, pompe di calore e accumulo termico. Gli impianti fotovoltaici producono generalmente più energia nelle ore centrali della giornata, mentre il fabbisogno di riscaldamento e acqua calda può concentrarsi in altri momenti. Una pompa di calore può utilizzare l’elettricità disponibile per produrre calore, mentre un sistema di accumulo consente di conservarlo per un utilizzo successivo. Tra le tecnologie considerate nell’articolo di riferimento figurano i materiali a cambiamento di fase, noti come PCM (Phase Change Materials), che possono accumulare e restituire energia termica. Se correttamente dimensionato, un sistema di questo tipo potrebbe favorire un maggiore utilizzo dell’energia fotovoltaica, ridurre alcuni prelievi dalla rete nelle ore di maggiore domanda e consentire alla pompa di calore di funzionare in condizioni più favorevoli. I risultati dipendono comunque dal dimensionamento dell’impianto, dalle caratteristiche dell’edificio, dai profili di consumo e dalle condizioni climatiche: non esistono percentuali di risparmio valide indistintamente per tutti i progetti.
Governance e gestione: come potrebbe essere organizzato un modello integrato?
Un’eventuale configurazione che integri la condivisione elettrica e quella termica richiederebbe una struttura organizzativa capace di gestire attività differenti. Per la componente elettrica, la forma giuridica e il funzionamento della CER devono rispettare i requisiti normativi vigenti. Per la parte termica entrerebbero invece in gioco ulteriori aspetti, come la gestione della rete, la produzione del calore, la manutenzione degli impianti, i rapporti con i finanziatori e le responsabilità nei confronti degli utilizzatori. L’articolo di riferimento ipotizza, per esempio, un modello a due livelli: un soggetto associativo o cooperativo per la comunità elettrica, affiancato da una struttura dedicata alla gestione dell’infrastruttura termica. Si tratta di una possibile soluzione organizzativa, non di uno schema obbligatorio o di un modello normativo già definito per le CER termiche in Italia. In un progetto di questo tipo, produttori di energia, famiglie, imprese, amministrazioni locali e gestori avrebbero ruoli diversi, da definire in base alle caratteristiche del territorio e alla fattibilità dell’iniziativa.
Tariffazione del calore e benefici economici e ambientali
Un altro aspetto da risolvere riguarda la tariffazione del calore. A differenza dell’elettricità, il cui prezzo può essere confrontato con riferimenti di mercato, il costo del calore dipende dalla tecnologia utilizzata, dall’energia necessaria per produrlo, dall’efficienza della rete e dagli investimenti da recuperare. In un eventuale sistema condiviso, la tariffa dovrebbe quindi tenere conto dei costi di esercizio e delle infrastrutture, definendo criteri trasparenti per la ripartizione delle spese e dei benefici. Sul piano economico, l’integrazione tra fotovoltaico e pompe di calore potrebbe contribuire a ridurre l’energia acquistata dalla rete e, in alcuni contesti, i costi associati alla produzione di calore. Sul piano ambientale, l’utilizzo di fonti rinnovabili, il recupero del calore residuo e la sostituzione di sistemi meno efficienti potrebbero contribuire a contenere le emissioni. L’entità dei benefici non può però essere stabilita in astratto: dipende dal sistema di partenza, dalle tecnologie adottate, dai costi infrastrutturali e dalle modalità di utilizzo dell’energia.
Cosa serve per passare dalla prospettiva alla pratica?
Perché il modello possa diffondersi, servirebbero innanzitutto un quadro normativo specifico, criteri chiari per la partecipazione e la distribuzione del calore e regole che definiscano le responsabilità dei soggetti coinvolti. Sarebbe inoltre importante sviluppare strumenti di pianificazione territoriale in grado di individuare le aree con fabbisogni termici compatibili, le fonti di calore di scarto disponibili e le opportunità per realizzare reti locali. Senza una mappatura delle risorse e dei consumi, valutare la convenienza di un progetto risulta più complesso. Un ulteriore elemento è rappresentato dalle competenze necessarie: progettazione energetica, analisi economica, gestione degli impianti e organizzazione dei rapporti tra i partecipanti devono essere affrontate congiuntamente. Le tecnologie disponibili costituiscono una base di partenza, ma non garantiscono da sole la fattibilità di una rete termica o di un modello condiviso. Ogni eventuale iniziativa richiederebbe uno studio dedicato, che consideri il contesto locale, gli investimenti necessari e le condizioni normative applicabili.
Per NEST, il tema delle CER termiche è soprattutto uno spunto per guardare alla transizione energetica da una prospettiva più ampia. Le CER elettriche rappresentano già una realtà regolamentata; la possibilità di condividere anche il calore è invece un’evoluzione da approfondire, che richiede ancora regole e strumenti specifici. Il collegamento tra fotovoltaico, pompe di calore, accumulo e recupero del calore di scarto mostra quanto sia importante valutare insieme i diversi fabbisogni energetici, senza considerare ogni tecnologia come un elemento isolato. Questo non significa proporre oggi alle aziende o ai privati una CER termica come soluzione già disponibile, ma comprendere quali opportunità potrebbero svilupparsi e quali condizioni sarebbero necessarie per renderle concrete. Il nostro approccio parte dall’analisi dei consumi, delle risorse e delle caratteristiche di ogni realtà, per individuare le soluzioni tecnicamente ed economicamente coerenti con le sue esigenze. La sfida futura sarà utilizzare meglio l’energia disponibile, valorizzando anche il calore, senza confondere le prospettive di sviluppo con le opportunità già accessibili.