Il GHG Protocol ed il Carbon Footprint aziendale

Il GHG Protocol ed il Carbon Footprint aziendale

In quanto componenti dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) e firmatari del relativo protocollo di Kyoto, l’Unione Europea e i suoi stati membri devono riferire all’ONU, annualmente, le rispettive emissioni “a effetto serra” e, periodicamente, le rispettive politiche e misure finalizzate a contrastare il cambiamento climatico.

In questo scenario si inseriscono gli obiettivi per il clima 2030 dell’UE, che prevedono la riduzione di almeno il 40% delle emissioni di “gas a effetto serra” (rispetto ai livelli del 1990), una quota almeno del 32% del consumo finale di energia prodotta da fonti rinnovabili e un miglioramento dell’efficienza energetica negli usi finali dell’energia pari almeno al 32,5%.

Per quanto riguarda l’Italia, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima prevede che l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra al 2030 di almeno il 40% a livello europeo rispetto al 1990, sia ripartito tra i settori ETS (industrie energetiche, settori industriali energivori e aviazione) e non ETS (trasporti, residenziale, terziario, industria non ricadente nel settore ETS, agricoltura e rifiuti) che dovranno registrare un’ottimizzazione dei consumi energetici con rispettivamente una riduzione pari al 43% e al 30% rispetto all’anno 2005.

Ma come è possibile fissare gli obiettivi, calcolare le emissioni prodotte dai nostri Paesi e dalle nostre aziende?

Per fare ciò è necessario calcolare la Carbon Footprint. La Carbon Footprint (o impronta di carbonio) rappresenta, infatti, la misura dell’ammontare totale delle emissioni di gas ad effetto serra, espressa in CO2 equivalente, causate direttamente o indirettamente da un individuo, un’organizzazione, un evento o un prodotto.

Esistono diversi standard e linee guida per la rendicontazione delle emissioni di gas serra e, quindi, per la determinazione della carbon footprint, a seconda che si parli di prodotti e servizi oppure di organizzazioni.

 

Che cos’è il GHG Protocol?

Il Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol) nasce alla fine degli anni ’90 come uno standard internazionale per la contabilizzazione dei gas serra, necessario proprio in considerazione della evoluzione delle politiche internazionali sul cambiamento climatico. Il GHG Protocol rappresenta un sistema di reporting rivolto alle organizzazioni di tutto il mondo che fornisce strumenti e metodologie di calcolo per misurare e quantificare le proprie emissioni di gas climalteranti.

In generale, come stabilito dal Protocollo di Kyoto, il GHG Protocol considera le emissioni dei seguenti 6 gas climalteranti (capaci di contribuire a produrre alterazioni a livello globale del clima della Terra): biossido di carbonio (CO2), esafluoruro di zolfo, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi.

In accordo con quanto previsto dal protocollo, le emissioni di questi gas climalteranti si suddividono in due macro gruppi: dirette, ovvero quelle provenienti da fonti proprie dall’organizzazione o controllate dell’organizzazione stessa, e le emissioni indirette, ovvero quelle che rappresentano la conseguenza dell’attività svolta dall’organizzazione ma la cui fonte è controllata da altre organizzazioni.

 

Come è strutturato Il GHG Protocol?

Il protocollo è strutturato in tre “Scopes”:

Nel primo Scope (calcolo obbligatorio) si chiede di calcolare tutte le emissioni dirette dell’azienda, ossia quelle derivanti dall’utilizzo di combustibili per la produzione di energia, per i veicoli aziendali, per il processo produttivo, oltre a quelle derivanti dall’utilizzo di sostanze chimiche per i processi produttivi e altre emissioni dette “fuggitive”, come le perdite degli impianti meccanici o emissioni di metano da depositi organici.

Nel secondo Scope (calcolo obbligatorio) si chiede di calcolare le emissioni derivanti dall’utilizzo di elettricità acquistata oppure vapore, fluidi vettori caldi o freddi acquistati. Queste fonti di energia producono emissioni indirette, in quanto la loro produzione fisica avviene all’esterno dell’azienda e non è sotto il suo controllo.

Il terzo Scope è facoltativo in quanto richiede il calcolo delle emissioni indirette dovute all’utilizzo di energia per la realizzazione di prodotti e materie acquistate all’esterno, combustibili per veicoli non aziendali (trasporto di materiali, prodotti finiti o da lavorare, rifiuti, spostamento dipendenti casa/lavoro, servizi) e combustibili per viaggi aziendali (aerei, treni, ecc.).

 

Per calcolare le proprie emissioni sono necessari tre passaggi

Per effettuare il calcolo è necessario in primis definire i confini fisici e temporali entro cui opera l’organizzazione, facendo attenzione ad inserire anche tutte le eventuali unità collegate ed associate.

Una volta stabiliti i confini, si può procedere all’identificazione delle fonti di emissione di gas serra e quindi effettuare la raccolta dei dati relativi all’attività.

Una volta stabiliti i sopracitati parametri si può procedere al calcolo (gli strumenti di calcolo sono disponibili e scaricabili sul sito ufficiale www.ghgprotocol.org) e procedere alla condivisione dei risultati.

 

Perché utilizzare il GHG Protocol e calcolare la propria Carbon Footprint aziendale?

Calcolare la propria Carbon Footprint è uno strumento utile per:

  • quantificare e localizzare le fonti di emissione;
  • conoscere la propria “Carbon intensity”;
  • analizzare le opportunità di miglioramento;
  • avere un riferimento per confrontare le proprie performance con possibili competitori;
  • ottenere un marchio per il proprio prodotto/servizio/ organizzazione.

 

Aderire al GHG Protocol e prendere coscienza delle proprie emissioni di CO2, può essere considerato il primo passaggio per avviare un processo di efficientamento energetico, ottenere la certificazione ISO 50001 e diventare a tutti gli effetti un’azienda green.

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